Articoli in: ‘Ubuntu’

Rimontare la partizione in read-write

18 novembre 09 - scritto da Giuseppe Del Duca

Piccolo promemoria per casi di emergenza in cui il sistema ha la partizione di root montata in read-only e invece ci servirebbe in read-write. Utilizzare il comando seguente per rendere scrivibile la partizione montata in sola lettura:

# mount -n -o remount /

Network Manager e WiCD, Linux e Wireless, con contorno di insulti e bestemmie fino a stancarmi

13 febbraio 09 - scritto da Giuseppe Del Duca

Breve lista di ciò che mi sta facendo altamente girare le palle da qualche giorno. Premesso che si tratta di uno sfogo (o una “lamentazione” per dirla come il grande Asbesto), non voglio sentire i soliti commenti del cazzo di quei pochi che hanno buon tempo da perdere per far funzionare le cose testando uno ad uno tutti i milioni di parametri possibili. Se si vuole che una tecnologia cresca, deve essere semplice da usare. Il tutto è ambientato nella mia cara distribuzione UBUNTU Linux, che a volte non sembra tanto comoda come si vorrebbe far credere (ma non è colpa sua), visto che sono già 2 giorni che combatto con un Leggi il resto di questo articolo »

Ubuntu Vs. Archlinux

29 ottobre 07 - scritto da Giuseppe Del Duca

Chi vincerà la sfida? :) Bene, stasera ho preso seriamente in considerazione l’ennesima distribuzione linux, spinto dall’esaurimento nervoso dovuto alla ricerca dei parametri da passare al kernel per riuscire a installare Ubuntu su una macchina. Chiariamo subito: AMO Ubuntu, e mi dispiace aver dovuto prendere in considerazione un altro linux, però è giusto dare a tutti una possibilità… giusto?

E così ho installato Archlinux!

L’installazione è una meraviglia (almeno per chi come me amava, prima di Ubuntu, la mitica Slackware! bei tempi…). Si installa completamente da riga di comando e alla fine presenta all’utente i principali files di configurazione per editarli manualmente secondo le necessità. Ottimo.

Visto il lavoro che faccio, però, la prima cosa che cerco di fare è ricreare il classico server LAMP (Linux Apache MySQL PHP). Anche qui con un comando si installano i pacchetti necessari. (# pacman -Ss apache php mysql). A questo punto viene il bello: la configurazione di Apache! Abituato alla praticità e comodità di Ubuntu, guardo le cartelle in /etc/httpd/ e vedo che l’organizzazione dei file e quindi la suddivisione della configurazione, segue una logica completametne diversa. (a mio avviso, la configurazione di apache su Ubuntu è MOOOLTO migliore)

Dunque cerco di ricreare su Archlinux la configurazione di apache in stile Ubuntu. Creo le cartelle e i files necessari, sposto e raggruppo alcuni pezzi di configurazione, aggiungo alcune direttive di inclusione in httpd.conf e il gioco è fatto… sperando che al primo update non succedano disastri. Speriamo bene! (a dirla così sembra semplice, ma ci ho perso almeno 3 ore, contro i 2 minuti necessari su Ubuntu, compreso il download dei pacchetti dalle repository)

Se qualcuno di Archlinux leggesse questo post, potrebbe gentilmente spiegarmi perchè tutti i moduli di apache li chiamate mod_qualcosa.so e il php5 lo chiamate libphp5.so? Mi spiegate anche come mai tutti i moduli di default hanno i permessi di esecuzione e libphp5.so no? Grazie per avermi fatto perdere tempo!

Morale della favola: stando ad una analisi iniziale abbastanza sommaria, per il momento sembra che la sfida sia in pareggio per le seguenti considerazioni (almeno dal mio punto di vista):

Ubuntu: script di installazione/ri-configurazione/automazione + potenti

Archlinux: drastica riduzione della configurazione in pochi file e semplificazione dell’init del sistema secondo il buon vecchio stile Slackware (questo però è un PRO solo per chi ha già una certa dimestichezza nel farsi le configurazioni a mano)

Prossimamente, magari quando avrò conosciuto un pò meglio Archlinux, scriverò altre considerazioni. A presto… Sciauuuu AmiScii!